Le laude di Garzo

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Componimenti poetici religiosi, quattro dei quali inclusi nel Laudario cortonese* (Cortona, Biblioteca Comunale, codice 91). In essi Garzo si firma nell’ultima o nella penultima strofe; Mazzoni propose l’identificazione di Garzo con ser Garzo dell’Incisa in Vadarno, notaio, bisavolo paterno del Petrarca. Nella lauda Altissima luce Garzo si definisce dottore, termine cui si può attribuire il senso di «maestro», o «istitutore», o «insegnante» di arte poetica in lingua volgare. Si tratta comunque di un «laudese», conoscitore di musica e di poesia profana. Il nome (Garço, Garso o Garçone) ricorre in numerosissimi altri laudari e ciò, secondo Varanini «consente di ipotizzare l’esistenza di un personaggio di notevole rilievo nella fase iniziale della storia della lauda dei laudesi». Forse è il Garçone ricordato come musico e versegiatore in un sonetto di Nicolò de’ Rossi. (associa sempre il proprio nome alla parola dolzore).

Metricamente le Laude sono tutte in forma di ballata, con moduli strofici di tipo «zagialesco» (aaaX). Le Laude sono di argomento mariano, ma possono riguardare anche le festività dell’anno liturgico. Famosa è la n. 45 del Laudario cortonese, Amor dolçe senza pare, dedicata a Gesù «dulcis amor». La Vergine è raffigurata come bellissima, irradiante e irradiata di bellezza e di luce divina «Altissima luce col grande splendore»  (che riprende S. Paolo Hebr. I.3: «Splendor gloriae et figura substantiae eius», ma anche S. Francesco, Cantico di Frate Sole ->: «et ellu è bellu e radiante cum grande splendore»).


Ed. (parziale) a c. di A. Ronzini, Verona 1972.