Il Laudario Cortonese

Seconda metà del XIII sec.

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Raccolta manoscritta di poesie religiose, probabilmente appartenuta alla confraternita cortonese di Santa Maria della chiesa di S. Francesco; è tuttora conservato a Cortona (Biblioteca Comunale, codice 91). Si tratta del più antico laudario conservato, di fondamentale importanza anche per essere latore di quarantasei laude musicate. I testi riportati nel LC sono in parte tràditi anche da altri laudari toscani o fanno parte della vulgata iacoponica.

Il ms. è pergamenaceo ed è costituito di 171 carte scritte in lettera gotica libraria. Vi si distinguono due serie di componimenti: la prima (da c. 1 a c. 120) include 45 laude  provviste di notazione, la seconda 19 laude, più tarde, senza notazione. Il LC è stato confezionato ad uso di laudesi, le confraternite laiche che quotidianamente cantavano laude,  più che di disciplinati o di flagellanti: le tematiche, infatti, non sembrano  «rispecchiare quel carattere austero e penitenziale che doveva essere proprio dei canti intonati processionalmente dai primi disciplinati» né  rispecchiano quella dei laudari «successivamente costituiti in servizio delle varie compagnie, di carattere prevalentemente e a volte totalmente passionale, e quindi in armonia con gli intenti di penitenza delle compagnie medesime». Esiste invero coincidenza fra i primi vv. della lauda n. 4 («Madonna santa Maria, / merzé de noi peccatori: / faite prego al dolze Cristo / ke ne degia perdonare») con le parole gridate dai seguaci di Rainerio Fasani per le vie di Perugia (così Bartolomeo Scriba: «Domina sancta Maria, recipite peccatores et rogetis Iesum Christum ut nobis parcere debeat»). Anche se non si intravede un ordinamento rigoroso, sembrerebbe che la disposizione dei componimenti nel laudario non sia casuale. Le prime 16 laude riportate nel LC sono dedicate a Maria, secondo la prassi dei laudesi, votati in particolare al culto della Vergine. Seguono due componimenti santorali (17-18, in onore di Santa Caterina d’Alessandria e Santa Maria Maddalena) e poi le celebrazioni delle più importanti feste dell’anno liturgico (19-32: Natale, Epifania, Passione, Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, SS. Trinità).  La lauda n. 33, è (senz’altro) dedicata a Gesù ed è seguita da una serie di testi di tipo «meditativo». Seguono 8 componimenti in onore di santi (37-44: San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio da Padova, Santa Maria Maddalena, San Michele Arcangelo, Ognissanti, San Giovanni Evangelista e Battista). La raccolta è chiusa da una lauda di Garzo* dedicata a Gesù. Lo schema strofico sul tipo della ballata ricorre in tutti i testi, ma le strutture delle singole strofe sono varie: predomina la quartina con tre versi monorimi (rima variabile di strofe in strofe) e rima di volta costante lungo tutto il componimento: aaaX. I versi sono per lo più ottonari, novenari ed endecasillabi; frequente l’anisosillabismo.

Vario è il livello letterario delle singole laude. Contini ha notato, oltre ai non rari echi siciliani «la presenza frequente del collegamento, usuale nella poesia provenzale e nella siciliana, anzi in vigore fino allo Stil Nuovo, e nelle laude del culto mariano il tema della cortesia, che del resto viene a essere in qualche modo un ritorno del motivo alla sua sede sacra». Di «laudario cortese» ha parlato anche F. Mancini.

Ed. crit. a cura di A. M. Guarnieri, Spoleto 1991.