5 Risposte

  1. Ricevo da Lucia Lazzerini:

    Caro Paolo,
    che quel di Lemosì sia davvero Giraut de Bornelh mi è sempre sembrato
    molto dubbio. La proposta di emendamento (fabbro) mal [= ma 'l] è suggestiva, anche se
    purtroppo indimostrabile. Complimenti comunque per il coraggio e per le
    pezze d’appoggio, che fanno riflettere. Ma sarà solo un caso che una
    cospicua serie di autorevoli testimoni ometta la e davanti a ‘lascia’
    (quasi a far sospettare che il discorso non cominci di lì)? E’ forse
    un’altra microspia che nel testo tràdito c’è un problema? Ahimè, molto
    più in là non riesco ad andare.
    Cari saluti,
    Lucia

    Addendum, sempre da Lucia Lazzerini:

    Chiarisco il mio dubbio: fabbro. [E] del parlar materno…[ossia 'e per
    quanto riguarda il p. m.': la congiunzione 'e' può avere in a.fr. valore
    avversativo più o meno marcato: ne ho ipotizzato un'occorrenza anche in
    Ai faux ris, nell'art. pubblicato su "Studi Danteschi" 2003)] (versi
    d’amore ecc… tutti, parentetica) lascia dir li stolti… Sarebbe
    (appena) un po’ più economica, come congettura, in quanto sostenuta da
    quella parte della tradizione che espunge ‘e’ davanti a lascia, ma il
    passaggio dal personaggio limosì al parlar materno risulta troppo
    abrupto e la sintassi troppo contorta. Non mi convince affatto, meglio
    la tua ipotesi, se non soccorre qualcosa di meglio (e sempre ammesso che
    la vulgata abbia torto). Comunque, a mio avviso la questione resta
    aperta.

  2. commento corretto e modificato

    Caro Paolo, cara Lucia

    nella bibliografia manca, come al solito, ahimè, il contributo di un dantologo tedesco: thiudisce est non legitur (ci sono abituato, perciò non pubblico più i miei scritti trobadorici nel mio ‘parlar materno’!)

    Jörn Gruber: Die Dialektik des trobar. Untersuchungen zur Struktur und Entwicklung des occitanischen und französischen Minnesangs des 12. Jahrhundert. Tübingen 1983:

    1.2 Zum Rezeptionsmodus der Trobadorkenner des 13. und 14. Jahrhunderts (pp. 22-61);
    in particolare:

    1.2.3 Dante Alighieri: Purgatorio XXVI (pp. 31-58).

    Vedi fra poco sul mio sito, una versione italiana migliorata e aumentata:

    http://jogaananda.blogspot.com/

    riassunto:

    Arnaut è sì Arnaut Daniel!

    Come sì può provare?

    Facilissimo, basta avere presente che sui canti XXVI e XVVII del Purgatorio plana la figura del profeta Danihel (in fornacem ignis ardentis, in lacum leonum).

    nomen: Arnaldus; cognomen: Danihel = Arnaut Daniel.

    “quel di Lemozi” è sì Guiraut de Bornelh!

    Come sì può provare?

    Facilissimo: GUIraut de Bornelh – GUIttone d’Arezzo – GUIdo GUInizelli (tutti nominati in Purgatorio XXVI)- diavolo di Dante!

    basta averci pensato (io ci pensai, nel 1977 quando scrisse il capitolo 1.2.3 della mia ‘Habilitationsschrift’! Ma sembra che nessuno l’abbia letto, pazienza!

    facit:

    La dantologia italiana è purtroppo monocola, miope e ‘generalmente senza direttive certe e senza vera preparazione scientifica, Michele Barbi dixit.

    Lo dico (hic et nunc) a te e a Lucia senza la minima intenzione di offendervi:

    voi non siete specialisti della Comedìa di Dante come lo erano/sono Petrocchi, Vallone, Mazzoni, Sanguineti e compagnia bella che hanno sprecato/stanno sprecando tinta e retorica per spiegare il primo canto dell’inferno senza una adeguata comprensione della prima terzina per mancanza di filologia ‘largo sensu’.

    Cari saluti e sinceri complimenti per il tuo meraviglioso sito.
    Jörn

  3. Addendum, sempre da Giorgio Gruber:

    invece di

    Come sì può provare? – in lacum leonum)

    leggi:

    Facilissimo, basta avere presente che sui canti XXVI e XVVII del Purgatorio plana la figura del profeta Danihel (in fornacem ignis ardentis, in lacum leonum), cf. Gruber Dialektik 1983, pp. 22-39.

    nomen: Arnaldus; cognomen: Danihel = Arnaut Daniel.

    cf. Arnaut DANiel – DANte Alighieri

    A DAN – DAN A

    hazard ou nécessité – that is the question!

    invece di:

    “quel di Lemozi” è sì Guiraut de Bornelh! – pazienza!

    leggi:

    “quel di Lemozi” è sì Guiraut de Bornelh!

    Come sì può provare?

    cf. Gruber Dialektik 1983, pp. 22-39

    e aggiungi GUIraut de Bornelh – GUIttone d’Arezzo – GUIdo GUInizelli (tutti nominati in Purgatorio XXVI)- diavolo di Dante!

    basta averci pensato (io ci pensai, nel 1977 quando scrisse il capitolo 1.2.3 della mia ‘Habilitationsschrift’! Ma sembra che nessuno l’abbia letto, pazienza!

    GUIRAUT vs. Giraut secondo i codici. Ma siamo tutti d’accordo per scrivere Guiraut de Luc, Guiraut de Calanso… Guiraut Riquier,

    Rubrique: Vida den guiraut de Borneill (Sg. f. 91)

    Guiraut (ERSg) de borneil (R bornelh) si fo de Limozi…

    Dante conosceva (indirettamete?) il codice Sg o parte di questo codice!

    la prova:

    se Dante non l’avesse conosciuto non avrebbe potuto ‘re-fabbricare’ l’alba religiosa di Cerverí de Girona, uno dei hypo-logoi più decisivi dell’incipit Dantesco.

    nota bene

    Il hypo-logos dell’alba di Cerverí è (guarda caso!) la cobla iniziale di Arnaut de Maruelh PC 30.5

    (cf. Gruber Dialekti 1983 pp. 51-59)

    Basti qui confrontare i primi versi di Arnaut de Maruelh con gli esordi di Cerverí e Dante

    Arnaut de Maruelh PC 30.5

    Aissi cum selh que tem qu’amors l’aucia
    e re no sap on s’esconda ni-s ganda

    Cerverí di Girona PC 434a.8 (Sg Nr. 39 grafia catalana normalizzata)

    I Aissi cum cel qu’anan erra la via
    que deu tener quan va ab nueit escura
    e te cami mal e braus qui l’atura
    e non sap loc ni camin on se sia
    sufren mal temps ab regard de morir
    sui ieu qu’anar no puesc per que dezir
    que vis fenir / la nueit comensan l’alba.

    II Que-l camin ai errat que far devia
    tan m’es la nueit fera e salvatga e dura…

    Dante Inferno (grafia moderna)

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura
    che la diritta via era smarrita.

    Et quanto a dir qual era è cosa dura
    esta selva selvaggia e aspra e forte
    che nel pensier rinova la paura.

    Tant’è amara che poco è più morte
    ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai
    dirò dell’altre cose ch’i’ vo scorte:

    io non so ben ridir com’ i’ v’intrai
    tant’era pien di sonno a quel punto
    che la verace via abbandonai.

    hazard ou nécessité ? that is no question!

    per Arnaut = Arnaut de Maruelh cf. Gruber Dialektik 1983, p. 33-39 (1) Wer ist Arnaut?

    “Dante setzt also bei den zeitgenössischen Lesern voraus, dass sie den Vornamen Arnaut im Kontext des 26. Gesanges mit einem bestimmten Trobador in Verbindung bringen, obwohl nicht weniger als neun occitanische Minnesänger auf diesen Namen hören, darunter Arnaut de Maruelh, der einen salut d’amor mit der Eingangsformel Tant m’abellis beginnt, die auch der fiktive Arnaut verwendet. Schon aus diesem Grunde kommt Arnaut de Maruelh für den unvoreingenommen Leser [per esempio Paolo Canettieri che aveva dodici anni quando scrissi queste parole nel 1977) als Alternativkandidat in Betracht. Zu Arnaut Daniel als poietischen Vorgänger bekennt sich expressis verbis erst Petrarca (s.u. 1.2.4), und auf Petrarca verweisen die meisten alten Kommentatoren, wenn es gilt, 'Arnaldo di Provenza' zu identifizieren (vgl. ua. Landino, Dante... 1596, 250v), so dass - berücksichtigt man die forza d'inerzia, die die Danteforschung beherrscht, - eine Fehleinschätzung (zumindest) a priori nicht auszuschließen ist."

    (segue una rifiutazione di Bowra, Dante and Arnaut Daniel 1952, pp. 496 sqq.) che confronta il testo occitanico di Purgatorio XXVI a dei presunti ipotesti (syn-logoi) del Arnaut Daniel storico:
    lo rifiutai con presunti ipotesti di Arnaut de Maruelh (pp. 34-36)

    fazit:

    Einem kritischen Vergleich hält nur eine der von Bowra angeführten Parallelen [it. riscontri] stand, der Halbvers Ieu sui Arnaut, der indes nicht unbedingt ein Zitat sein muss, da sich Bertran de Born im Inferno, Sordello und Guido Guinizelli im Purgatorio derselben Formel bedienen, wenn auch in italienischer Sprache:

    1.28.134 sappi ch’i’ son Bertra dal Bornio..

    2.6.74 dicendo: “O Mantovano, io son Sordello

    2.26.92 Son Guido Guinizelli e già mi purgo

    2.26.142 Ieu sui Arnaut que plor e vau cantan.

    I veri hypo-logoi sono analizzati nel capitolo 1.2.3 (3) Worin besteht die poietische Schmiedkunst des fiktiven Arnaut (pp. 40-51)

    Come vedete, la questione è assai complesso e non si può risolvere in poche righe.

    Se volete saperne di più, potrete consultare fra poco la versione modificata e aumentata sul mio sito italiano e quello francese:

    http://gruberphil.blogspot.com/

  4. Caro Jörn,

    Hai ragione, avrei dovuto citare a Dialektik e lo farò di certo. Naturalmente la avevo letta e citata sia nel mio libro sul descort sia nel Gioco delle forme (leggo il tedesco) ma il passo su Arnaut de M. lo avevo proprio dimenticato. Me ne scuso con te. Non credo che sulla base dei giochi onomastici che improvvisiamo noi filologi si possa andare molto lontano. Su questo punto sarei più positivista di te. Anche io consulto i codici e quelli che citi NON sono quelli che Dante potrebbe aver visto, semmai cfr PSUc, o altre Girautsammlungen. Le tue NON sono prove, al massimo sono suggestioni. Potrei replicare che MARueil sta nel pesce che va a fondo, ecc…PS Giraut NON Guiraut (cade GUI GUI GUI).

  5. Caro Paolo,

    Mi piace di essere amichevolmente contrattaccato.

    Non dimenticare che sono rettore della

    Lībĕrālĭum Martĭālĭumque Artĭum Ăcădēmīa Augustae Trēvĕrōrum

    La difesa suprema nel karaté consiste nell’ anticipazione dell’attacco.

    Hai ragione: i giochi onomastici, siano dantesche, siano le mie, non sono una prova.

    Le uniche prove quasi (dico quasi) irrifiutabili sono i riscontri illuminanti (hypo-logoi, meta-logoi, hyper-logoi, syn-logoi). Anche queste (quasi) prove ci sono nella mia Dielektik di 25 anni fa (pp.24-28) [ammetto che il libro – una Habilitationschrift = fr. thèse de doctorat d’état – è di una lettura talmente difficile che tre traduttrici ing. fr. it. hanno gettato la spugna, eppure sono tutte e tre professoresse di tedesco).

    Ecco le (quasi) prove:

    (p. 26 Vida de Guirauts de Bornelh, grafia normalizzata) Guirauts de Bornelh si FO DE LEMOZIN… E fo hom des gas afar, mas savis hom fo de letras e de sen natural. E FO MELHER TROBAIRE que neguns d’quels qu’eron estat denan lui ne que foron apres, per qu’el fo apellatz maestre del trobdors, et en encara per totz aquels que ben entendon sotis ditz ni ben pausatz d’amor ni de sen…

    (p. 28 Bernart Amoros, grafia norm.) que trop volgra esser prims e sutils hom qui o pogues tot entendre, specialment de las chansos e sirventes d’En Giraut de Borneill, lo maestre.

    (p.30 Terragnino de Pisa Doctrina d’Acort,grafia norm.):

    Mas Girauts de Bornelh, qui be
    PASSET TOTZ los bons trobadors
    segon lo dich d’homes melhors.

    (p. 53 Dante Purgatorio XVVI 115 sqq., grafia moderna))

    O frate disse questi ch’io ti cerno
    col dito e additò un spirto innanzi
    FU MIGLIOR FABBRO del parlar materno.

    Versi d’amore e prose di romanzi
    SOVERCHIÒ TUTTI e lascia dir li stolti
    che quel DI LEMOZI credon ch’AVANZI.

    Li stolti nella bocca di Guido Guinizelli sono i ben entendens di cui parlano la vida di Guiraut, Bernart Amoros e Terramangino di Pisa le cui parole-chiave sono riusate, ri-fabricate da Dante.

    Ho detto ri-fabricati. Chi era per Dante e Petrarca il sommo ri-fabricatore del parlar materno: senza nessun dubbio Arnaut Daniel, inventore, sempre per Dante e Petrarca (che non conoscevano l’arte di Raimbaut d’Aurenga) de l’art d’amor ‘par excellence’:

    (Gruber pp. 230-239) PC 29.29 (melodia p. 230)

    I Chanson doill / mot son plan e prim
    farai puois que botono•ill vim
    e l’aussor cim
    son de color
    de mainta flor
    e verdeia la fuoilla
    e•il chan e•l braill
    aug a l’ombraill
    dels auzels per la broilla.

    II Aug pel broill / lo chan e•l refrim
    e per so que no•m fassa crim
    OBRE E LIM
    motz de valor
    ab art d’amor
    don non ai cor que•m tuoilla
    ans si be•m faill
    la sec a traill
    on plus vas me s’orguoilla.

    (edizione critica Gruber 2008)

    ‘Los motz de valor’ sono le parole d’oro prese in prestito ai più prestigiosi trovatori (Guiraut de Bornelh, Raimbaut d’Aurenga, Bernart de Ventadorn, Lo rei d’Aragon…)

    Bastino per il momento le (quasi) prove, caro Paolo.

    Se ne vuoi altre, sono pronte da 25 anni!

    Grandmerce d’averme provocat amb fina amor filologica!

    PS finché lo vinse l’uno e l’atro GUIdo, cito di memoria.

    visca Guirat lo maestre, Arnaut DANiel lo granmaestre (Petrarca dixit) e DAnt Alighier, lo mai gran (sommo) maestre del parlar moderne.

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